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Paragrafo 5 . 1968-1969:  la protesta studentesca e le lotte operaie.

     
Dal 1955 al 1965 il numero dei diplomati di scuola media superiore era
raddoppiato;  ancora  maggiore  era  stato  l'aumento  degli  studenti
iscritti all'universit. Questo era il risultato sia del miglioramento
delle  condizioni economiche, che consentiva anche alle famiglie  meno
abbienti di mantenere i figli per un pi lungo corso di studi, sia dei
provvedimenti  e  delle riforme che avevano ridotto la  selezione.  Le
istituzioni scolastiche, l'universit in particolare, si erano trovate
impreparate  ad  affrontare i problemi derivanti da un cos  rilevante
incremento   di  iscritti  e  dalla  loro  diversificazione   sociale.
Particolarmente   critica  era  la  situazione   nelle   grandi   sedi
universitarie,  a  causa della carenza di insegnanti,  di  aule  e  di
strutture  amministrative. Per manifestare il loro disagio e  chiedere
adeguate  riforme,  gli  studenti dettero  vita  ad  un  movimento  di
protesta, che, come quello contemporaneamente diffuso in quasi tutti i
paesi  occidentali  (vedi capitolo Diciassette,  paragrafo  8),  pass
dalle rivendicazioni

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per   il   rinnovamento  e  la  democratizzazione  delle   istituzioni
scolastiche alla contestazione globale del modello di societ
     Le  prime agitazioni iniziarono nel 1966, con l'occupazione delle
facolt  di  architettura di Napoli e di Roma;  fu  poi  la  volta  di
Trento,  di Pisa, e, nel corso del 1967, di numerosi altri atenei.  La
mobilitazione continu per tutto il 1968, attraverso un succedersi  di
occupazioni, sgomberi da parte della polizia, manifestazioni e scontri
di piazza.
     L'allargamento della protesta, che coinvolse anche  gli  studenti
medi,  port  al  frazionamento  in gruppi  di  ispirazione  marxista-
leninista,  trotzkista e maoista, che fu accompagnato  dall'assunzione
di  atteggiamenti sempre pi estremistici e dalla teorizzazione  della
violenza  come  strumento indispensabile per la lotta  rivoluzionaria.
Questo   fece   crescere  l'ostilit  e  la  diffidenza  dell'opinione
pubblica,  della stampa e dei partiti politici e caus disorientamento
tra  gli  studenti,  anche perch l'obiettivo  del  movimento  divent
definitivamente  non la riforma delle istituzioni universitarie,  come
era  all'inizio, ma il "rovesciamento del sistema". A  tale  scopo  il
movimento  studentesco  cerc di saldare la sua  protesta  con  quella
degli operai, nell'ipotesi che la comune lotta potesse costituire  una
premessa   alla  rivoluzione.  Solo  i  lavoratori,  per,  otterranno
risultati soddisfacenti, mentre il movimento studentesco, frazionatosi
nel passaggio dalle universit alle fabbriche, esaurir la sua spinta.
     La  conclusione  delle agitazioni operaie arriv  dopo  un  lungo
periodo  di  grave  tensione, iniziato nella  primavera  del  1968.  I
lavoratori  chiedevano miglioramenti salariali tendenti a  ridurre  le
differenze  retributive  tra  le  varie  categorie  e  maggior  potere
all'interno  delle aziende, attraverso l'istituzione dei  consigli  di
fabbrica e il diritto all'assemblea in orario di lavoro. A sostegno di
tali  rivendicazioni  venivano praticate nuove forme  di  lotta,  come
scioperi  improvvisi, manifestazioni all'interno  delle  fabbriche  ed
assemblee  spontanee,  al di l di quanto deciso dalle  organizzazioni
sindacali. Questo era il risultato, oltre che del peggioramento  delle
condizioni   di  lavoro,  dell'aumentato  numero  degli   operai   non
qualificati,  spesso  provenienti dal sud e dalle  campagne  e  quindi
oppressi  da  pesanti disagi economici e da difficolt di inserimento.
L'ostilit nei confronti delle direttive e delle mediazioni  sindacali
era  il frutto anche della partecipazione del movimento studentesco  e
dell'azione svolta in molte aziende da parte di aderenti a  formazioni
di  estrema sinistra, come potere operaio, lotta continua, avanguardia
operaia ed altre.
     Nel  corso del 1968 la protesta operaia dilag in tutto il paese,
dai  principali  centri industriali del nord alle  campagne  del  sud;
frequenti   scontri  tra  polizia  e  manifestanti  (due   dimostranti
restarono uccisi ad Avola in provincia di Siracusa il 2 dicembre 1968,
altri  due  a  Battipaglia in provincia di Salerno il 9  aprile  1969)
fecero  salire  notevolmente  la tensione  sociale.  Ad  aggravare  la
situazione si aggiunse l'instabilit politica. Il crollo del PSU  alle
elezioni del maggio 1968, infatti, aveva determinato contrasti tra  la
componente  socialista  e quella socialdemocratica  del  partito,  che
avevano condizionato l'azione del governo presieduto da Giovanni Leone
prima (da giugno a novembre 1968) e di quello guidato da Mariano Rumor
poi (da dicembre 1968 a luglio 1969).
     La  massiccia mobilitazione dei lavoratori e la politica unitaria
delle   confederazioni  sindacali  ottennero  nel  frattempo  i  primi
positivi   risultati:   la   riforma  del  sistema   pensionistico   e
l'abolizione delle cosiddette "gabbie salariali",
     
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     che  prevedevano  salari  pi bassi  per  i  lavoratori  del  sud
rispetto a quelli del nord.
     Agli inizi di luglio 1969, in seguito ad una nuova scissione  del
partito  socialista  che  nell'ottobre  del  1968  aveva  assunto   la
denominazione di partito socialista italiano (gli ex socialdemocratici
si  distaccarono  e  fondarono  il partito  socialista  unitario),  il
governo  Rumor  si  dimise; un mese dopo si form  un  monocolore  DC,
presieduto dallo stesso Rumor, con l'appoggio esterno dei socialisti.
     A  partire  dal mese di settembre, in occasione del  rinnovo  del
contratto  di  lavoro di numerose categorie, ripresero con  vigore  le
agitazioni  operaie  e  raggiunsero  un'intensit  tale  che  l'intero
periodo  sar  definito  "autunno  caldo".  Le  trattative,  lunghe  e
difficili, furono accompagnate da imponenti manifestazioni e  da  duri
scontri in tutto il paese; esse si conclusero in gran parte alla  fine
dell'anno  con  la  firma  di  contratti  che  accolsero  molte  delle
richieste  dei lavoratori: aumenti salariali, generalmente uguali  per
tutti;  riduzione dell'orario settimanale di lavoro;  limitazione  del
lavoro straordinario e controllo sindacale su di esso; eliminazione di
alcune  disparit tra operai e impiegati; riconoscimento  del  diritto
all'assemblea  e all'esercizio dell'attivit sindacale nei  luoghi  di
lavoro.
